Alì boma ye.
100.000 people in Kinshasa Stadium.
Nome: Beez
Segni particolari: boh
Età: lasciamo perdere va...
Interessi: ehm... tanti
Qualche altro dettaglio: facciamo un'altra volta, ok?
E sull'isola deserta? leggi qui sotto...
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il 26 e il 27 di marzo non ho fumato
visitato *loading* volte
Un finale che non è il finale che mi aspettavo
Ovvero: "va bene comunque, ma l'altro finale era meglio"
L'altro giorno leggevo, su quella che è diventata ormai la mia rivista preferita (Internazionale), un articolo su un fumetto argentino fine anni 50, scritto da un tal Héctor Germán Oesterheld (HGO) e disegnato da un tal Francisco Solano López. Il fumetto si chiama L'Eternauta. Non lo conoscevo. Nall'articolo si dice che il fumetto, del tipo un po' fantascientifico, un po' visionario, in qualche modo anticipava i temi fondamentali di quella che sarebbe stata la sanguinosa stagione della dittatura militare argentina, quella divenuta tristemente famosa per i desaparecidos. Si dice anche di come lo stesso autore, evidentemente scomodo per l'establishment argentino, finì per diventare egli stesso un desaparecido. E di come la stessa sorte tocco alle sue quattro figlie (quando "desaparecieron" avevano dai 18 ai 24 anni, molto giovani).
L'articolo racconta anche di un personaggio che nel fumetto fa lo "scrittore" e che è stato disegnato da Solano López in modo da somigliare "incredibilmente" bene a HGO. Un personaggio che ad un certo punto si chiede disperato: "Che fare? Che fare per evitare tutto questo orrore?".
L'Eternauta....
Racconto visionario....
HGO: "Che fare? Che fare per evitare tutto questo orrore?"
HGO desaparecido....
- Porca miseria! Devo trovare questo fumetto!! [Mi son detto]
Vado su internet e comincio a cercare informazioni. Scopro rapidamente che il fumetto è stato pubblicato da Repubblica in una delle sue raccolte di fumetti (bravi....). Cerco di acquistarlo come arretrato, ma non è più disponibile. Cerco altre edizioni sui vari negozi di libri on-line e sul sito della Feltrinelli ma apparentemente non esistono, o sono fuori catalogo. Cerco su ebay, ma non trovo nulla di utile. Smanio terribilmente e quindi ricorro ai canali di distribuzione, come dire, "paralleli" (perdonatemi, se ho peccato....). In breve: trovo il libro (sono più di 400 pagine, roba seria...).
L'ho cominciato a leggere immediatamente, mentre continuava a riecheggiarmi nella testa quella frase: "Che fare? Che fare per evitare tutto questo orrore?". Nella lettura sono andato come in trance (l'ho letto tutto di un fiato...). La storia è appassionante, avvincente, parla di persone normali che si ritrovano in situazioni più grandi di loro, parla di scelte, di esseri malvagi, di invasioni, di scontri violenti, di morti, di speranza e disillusione, e il loop.... caspita che loop!!! Però una frase continuava a rimbombarmi nella testa: "Che fare? Che fare per evitare tutto questo orrore?". Fremevo al pensiero di ritrovare quella frase....
Sfogliando le pagine, la storia continuava a scorrere sotto i miei occhi "Che fare?...". Dopo un tempo indefinito arrivo quasi "....per evitare...." all'ultimo disegno "... tutto questo orrore?"
Leggo l'ultima vignetta e poi la parole "FINE".
Embè!?!
E il "CHE FARE? CHE FARE PER EVITARE TUTTO QUESTO ORRORE?" dov'è?!??.
Incredibile.... Non c'è!!! Non potete capire quanto ci sono rimasto di stucco.... Certo la storia è in ogni caso una gran bella storia, però un finale come quello.... cazzo come ci sarebbe stato bene!!!!!
In seguito ho letto che nel corso degli anni HGO ha scritto più versioni del fumetto, disegnate anche da persone diverse (pure Hugo Pratt ne ha fatta una), forse la versione argentina è diversa, forse la versione con quella frase è un'altra... bah... chi lo sa....
In ogni caso, la degna fine di questo post non può essere che questa:
"Che fare? Che fare per evitare tutto questo orrore?"

[FINE]
160 caratteri
ovvero "controtendenza fa rima con partenza"
Prima era l'sms. Adesso tocca a facebook. Ormai comunicare con uno stile "messaggino" è diventato comune, di moda, normale. La comunicazione deve essere sintetica e diretta. Usare meno parole per esprimersi è diventato un imperativo categorico. Me l'hanno insegnato anche ad un corso per manager rampanti di successo: per scrivere una email efficace per prima cosa si deve scrivere il testo, quindi rileggerlo avendo cura di eliminare tutto ciò che non è strettamente necessario, tutte le ripetizioni, le cose ridondandi (tipo: queste ultime ripetizioni andrebbero eliminate). Poi si deve rileggere il testo di nuovo e, se possibile, riformulare le frasi in modo ancora più sintetico. Bandito l'uso di tempi complessi e delle frasi subordinate. Gli aggettivi anche sono abbastanza fuori luogo, un po' come i calzini bianchi. E pure gli avverbi, tutto sommato, se si possono evitare... Occorrerebbe poi fare una selezione fra i concetti che si vogliono comunicare: si è proprio certi di voler dare tante indicazioni in una sola mail? Non basta limitarsi a poche cose concrete e lasciare più spazio alle "deduzioni" di chi legge? In ogni caso il limite massimo sono cinque righe, perchè sennò la gente si stanca e smette di leggere...
Vi faccio degli esempi di comunicazione efficace.
Comunicazioni professionali efficaci:
Si.
No.
Mandami i dati.
Ti invio il file.
La scadenza del progetto è dopodomani alle 17:00.
La riunione è alle 12:00.
Comunicazioni personali efficaci:
Beez è felice :)
Beez è triste :(
Beez è in vacanza :)
Beez è al lavoro :(
Beez ha mangiato troppo :(
Beez ha fatto la cacca :)
Pensate agli Sms. Pensate all'esperienza Facebook. Per raccontare qualunque stato d'animo o attività, milioni di persone si sono abituate ad utilizzare al massimo 160 caratteri (compresi gli spazi). L'Sms si paga, c'è una logica nel dover essere stringati. Facebook invece è gratis, segno che è una scelta volontaria, ragionata: la massa preferisce comunicare così, vuole i 160 caratteri, non uno di più. Dopo tutto perchè strizzarsi la mente per esprimere un'idea o qualunque altra cosa con un minimo di compiutezza, quando puoi sparare diretto (one shot, one kill) tutto quello che ti passa per la testa? Vuoi dire qualcosa? Non essere meschino, non fare doppi o tripli giri, non girare intorno ai concetti. Devi essere diretto e preciso, come un cecchino. Fanculo.
E poi parliamoci chiaro. A chi andrebbe di leggere ogni giorno "papiri" lunghi anche più di 10 righe da tutti e duecento i propri amici, compresi i compagni di classe delle elementari (tutti e 27)?
Anzi, anche questo post andava sintetizzato al massimo con 160 caratteri (compresi gli spazi). Per esempio così: "Prima gli Sms, poi Facebook. La comunicazione deve essere sintetica. Anche le mail dovrebbero essere corte e stringate. Vanno usate meno parole. O meno lettere."
...
..
Sono passati cinque minuti da quando ho scritto l'ultima frase. Ho riletto il post e ho pensato bene a tutta questa storia...... e mi chiedo: che senso ha tutto quello che ho scritto?
Non potevo semplicemente dire che in fondo mi piace essere un bastian contrario, che ci provo gusto, per cui visto il successo di facebook ho pensato che sarebbe stato simpatico scrivere un post sul mio vecchio blog?
...
..
O forse potevo anche evitare di scrivere di nuovo su questo mio vecchio blog. Potevo anche limitarmi a dire su Facebook cose tipo:
"Beez oggi ha ripulito la sua scrivania, preso più o meno tutte le sue cose e salutato i colleghi perchè fra due giorni si trasferirà a Milano..."
o anche
"Beez oggi è un po' malinconico, come accade quando finiscono le cose, si fanno i bilanci, e i conti non tornano."
Ma si sa, a volte le cose vanno spiegate, vanno un po' approfondite. A volte è necessario usare più di 160 caratteri per esprimere alcuni concetti, per farli capire bene. Proprio per questo ho ritenuto necessario spiegarvi meglio quello che mi passa per la mente.
"Beez vi saluta :)"
Buon Natale!!!!
buone feste, buon anno e
Uè Uè
Stateve bbuono e appicciate 'e casse:
http://www.elfyourself.com/?userid=cc87425ca5bcda5f254842aG06122012
Ciao!
A proposito dei brogli
Visto il clamore suscitato dal documento di Deaglio sui presunti brogli elettorali, riporto qui di seguito un articolo del Foglio nel quale si spiega il meccanismo di conteggio dei voti. Che non è quello descritto da Deaglio.
da IL FOGLIO, 18 aprile 2006
" [I dati] forniti dal Viminale sono solo provvisori e, soprattutto, informali. Non spetta al ministero dell’Interno la proclamazione degli eletti, ma alla Corte di Cassazione, sulla base dei conteggi fatti dalle Corti d’Appello. Il Viminale non ha mai visto, né mai vedrà, un verbale compilato dai presidenti di seggio. Con uno scarto tra le due coalizioni così ridotto, di circa 25 mila voti, sarebbe stato opportuno che nessuno si dichiarasse vincitore in attesa dei dati ufficiali, anche perché a ogni elezione tra i dati forniti dal Viminale e quelli ufficiali ci sono sempre stati spostamenti di 40 o 60 mila voti (57 mila alle elezioni del 2001). Il motivo è semplice: i dati del Viminale sono raccolti nelle concitate ore successive allo scrutinio e comunicati attraverso quattro passaggi. Funziona così: il presidente di seggio compila una copia del verbale ufficiale e lo invia al Comune. Dal Comune, se non è informatizzato, i risultati delle liste di ciascun seggio comunale vengono comunicati via fax o via telefono a un funzionario della prefettura. Dalla prefettura, sempre via fax o telefono, i numeri vengono trasmessi al Viminale. Sono, più o meno, 4 milioni e mezzo di numeri che, tra un passaggio e l’altro, può capitare vengano trascritti male. La prova che sia successo anche stavolta c’è già – spiega al Foglio Peppino Calderisi, grande esperto di questioni istituzionali ed elettorali – quella dell’errore sulle schede contestate. Al Viminale risultavano essere 43 mila, invece dal conteggio fatto sui verbali si è scoperto fossero poco più di duemila. Se il centrosinistra si è dichiarato vincitore sulla base del vantaggio non ancora ufficiale, il centrodestra non è esente da colpe, avendo parlato di brogli e di riconteggi, prima ancora di conoscere i conteggi. Il Viminale, invece, ha comunicato soltanto il 13 aprile che non spetta al ministero la proclamazione degli eletti, quando invece sarebbe stato più opportuno farlo la sera stessa del voto, in diretta tv, invitando tutti alla cautela e ad aspettare i dati ufficiali.
In queste ore il controllo dei verbali e il conteggio dei voti è affidato ai magistrati delle Corti d’Appello. La partita principale si gioca lì, ma non pare che la struttura organizzativa dei partiti di centrodestra sia attrezzata a verificare il lavoro dei magistrati. C’è chi sostiene che le Corti si apprestano a confermare i dati del Viminale, corretti dalla manciata di schede contestate. Per evitare dubbi e favorire la massima trasparenza possibile, Calderisi propone che i Comuni pubblichino – sulla base della copia dei verbali di seggio – i voti sezione per sezione in modo che ciascuno possa controllare la conformità tra i dati delle sezioni e quelli ufficiali forniti dalle Corti d’Appello. "
Se così stanno le cose e se è vero che le Corti d'Appello contano sulla base dei verbali cartacei firmati dai presidenti di seggio, direi che la tesi di Deaglio di un possibile broglio informatico in capo al Viminale perde clamorosamente di spessore, non essendo i dati del Viminale nè ufficiali nè definitivi. Dovesse essere veramente così, Deaglio si rivelerebbe un giornalista scarso e ingenuo, e soprattutto un gran profittatore, visti i soldi che ha intascato con la vendita di un DVD insulso e poverissimo sotto il profilo documentaristico (questo al di là del discorso brogli, veri o falsi che siano). Se non è così, invece, stanno continuando a prenderci per il culo.
Se sapete qualcosa che a me sfugge, fatemelo sapere....
Trovato su internet......
La quercia del Tasso
Quell'antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.
Anche a quei tempi la chiamavano così.
Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.
Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi.
Un caso.
Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso.
Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri.
Siccome c'era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E' il Tasso dell'olmo o il Tasso della quercia?".
Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".
"Della quercia del Tasso."
E dell'animaletto di cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso".
Poi c'era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.
Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi.
Viveva.
E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso".
Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".
Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso".
Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.
Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.
Achille Campanile
Ma secondo voi, come cazzo si riconosce un segnale divino?
Cioè, nel senso..... come faccio a sapere se un messaggio, tipo di quelli divini, della provvidenza o di quel cazzo che è, è veramente un messaggio o se invece non è semplicemente un evento qualunque, un inganno, un fatto magari straordinario ma comunque privo di un significato speciale?
Ditemi se quello che mi è successo oggi non è un segnale.....
Allora, oggi ho avuto una giornataccia di merda. Veramente uno schifo di giornata. Appena sono entrato in ufficio ho provato una sensazione di ribrezzo, una sorta di voltastomaco, a rivedere la mia postazione e i miei colleghi, a pensare alla pila di stronzate che avrei dovuto fare in giornata. E questa sensazione di nausea, non solo me la son portata dietro tutto il giorno ma è anche aumentata col passare delle ore, mano a mano che le rotture di coglioni si accumulavano, pile e pile di cazzate, sempre diverse e sempre uguali a se stesse.
Così, per reagire alle avversità, mi son fatto forza. Ho usato tutta la mia carica positiva, tutto il mio controllo zen: mi sono rilassato, ho fatto un bel respiro e poi nell'ordine
- ho mandato a cagare un collega che mi stava rompendo i coglioni
- ho risposto malissimo a un paio di persone che mi chiedevano cose tutto sommato normali
- ho bestemmiato in faccia al mio capo, per dimostrargli quanta poca voglia avevo oggi di perdere tempo
- ho lasciato squillare il telefono ad libitum, sospendendo in un limbo fatto di fibre ottiche e fili di rame tutte quelle cose urgenti che chiedevano di essere studiate, analizzate, sedate..... "ma andatevela a prendere in quel posto, brutti stronzi", pensavo.
E' stata veramente una giornataccia. Una giornataccia di merda, per essere precisi.
Bene. Ad un certo punto, mentre sentivo le vene pulsare rimbombando nelle tempie, mi siedo alla mia postazione. Dovete sapere che sto al terzo piano, di fronte alla mia scrivania ho una finestra, alberi, cielo, altri palazzi. Mi siedo e mi prendo qualche secondo di pausa. Guardo fuori. Dopo un attimo vedo un ombra avvicinarsi rapidissimamente, un battito di ciglia e poi BAAAAAM.
Cazzo che botta, che poltiglia massacrata rotta. Che botta, cazzo.
Un uccello. Un uccello-kamikaze. Ha preso in pieno il vetro. L'ho visto benissimo, non ci fosse stato il vetro mi avrebbe preso in faccia. Non ci sarebbe stato il tempo di spostarsi. Forse gli stavo sul cazzo e voleva rompermi la faccia. Forse voleva ammazzarmi, cazzo.
Mi sollevo dalla sedia per vedere come sta. Lo vedo a terra, sul balconcino minuscolo davanti la finestra. Lo vedo muovere la testa lentamente, gli occhi chiusi. Ondeggia un paio di volte avanti e indietro. Poi la testolina gli cade in avanti, sempre più avanti, fino a terra. E le ali si arrendono e si rilassano. E' morto. Inesorabilmente morto.
Ecco questo secondo me è un segnale. Chiaro, lampante. Non so cosa cazzo significa, ma è un dannato segnale. Ne sono certo. Se non è un messaggio questo, allora come cazzo devono essere i messaggi?
E' un segnale chiaro, preciso e semplice..... Devo capire cosa significa.... devo capirlo....
E' un segnale?
....
...........
BZzzzzZzzZzZz
E allore pure io!
[post politicaly scorréct]
Sgarbi, durante un'intervista, parlando del lessico particolarmente colorito che è
solito utilizzare in tv, ha detto: "Il linguaggio che uso in televisione si inserisce
nell'estetica del Novecento, un filone che va da Celine a Pasolini."
Beh, pure io.
Anch'io voglio ispirarmi a Pasolini e a Celine.
Pure io voglio usare un linguaggio che si inserisce nell'estetica del Novecento.
E quindi vi dico: merda, cacca, caccole, merda, stronzo, merda, merda e merda.
Cacca.
Da oggi in poi parlo come cazzo me pare.
Tanto sto sur filone de Pasolini.
E sono estetico come Celine, non sai come me inserisco bene nel Novecento.
E quindi andatevene tutti affanculo*.
Ciao
* tranne chi mi sta simpatico
Ma tu chi sei?
Chi tu sia non lo so.
Ti dico però chi sono io.
Ciao. Mi chiamo Beez.
This is the spelling BI - I - I - ZI

Sono il pronipote del famoso Christof Beetz, meglio conosciuto come Beez von Beezen e sono tornato da poco a vivere nel mio paese di origine: Beez, in Belgio.
Sono un musicista. Suono il basso. Sono molto famoso dalle mie parti (hanno fatto anche una serie col mio nome: la Beez Elite Series). Generalmente suono con i The Beez, una kitsch-pop band. Il nostro ultimo album si intitola: "Love, Beez and Happiness...". Siamo molto bravi, "spacchiamo" una cifra. Siamo talmente forti che ho dovuto metter su due case discografiche per produrre la nostra musica (la BZ Records e la Beez and Cold War Records) e una casa di distribuzione, la Beez Entertainment, per farla conoscere al mondo intero.

Dovendo descrivermi, direi che sono una persona un po' disordinata, fortuna che c'è qualcuno che pulisce per me (i mitici BizziBeez !!!!!). Mi piace studiare, ma a modo mio... Nel tempo libero mi dedico ai videogames. Il mio gioco preferito è senza dubbio Beez v1.1. Sono però una persona un po' greve, insulto e se posso mi azzuffo con le persone. Sono un tipo poco raccomandabile, negli States ho frequentato talmente tante donne di malaffare che il mio nome è diventato leggenda.....

Comunque mi diverto molto anche ora, ho molte fan. Alcune si sono organizzate e hanno creato dei FansClub: ad esempio le QueenBeez e le FriskyBeez. E mi piace molto viaggiare. Di seguito potete vedermi in una breve gita nell'ex Germania Est (al tempo mi facevo ancora chiamare Mr Bezemer): un reportage che è assolutamente una chicca.
Beh, basta così. Ne avrei altre ma mo' mi so' scocciato....
And remember.....
Your Beez, my Biz.

thanks fralenuvole for this one ^
Allora,
come avrete avuto modo di notare, le vacanze sono finite.
Per riprendendere di slancio, vi voglio raccontare la storia del topo ballerino che crede di essere un funambolo, zampetta sulla fune tesa a dieci metri dal suolo, perde l'equilibrio e si spiaccica al suolo.
La storia fa così: c'è un topo ballerino che crede di essere un funambolo e decide di fare uno spettacolo. Comincia a zampettare sulla fune tesa a dieci metri dal suolo, però ad un certo punto perde l'equilibrio e si spiaccica al suolo.
La storia è finita. Tornate a lavorare, fannulloni....
Eppure mi sembrava di averti dato un calcio nelle palle

Jack. Tu mi chiedi sempre il perchè delle cose. Io non ti rispondo quasi mai, il più delle volte perchè non ne ho voglia, e tutte le altre perchè, in fin dei conti, sono cazzi miei. Però oggi ti voglio dire una cosa.
Hai presente quando sei in montagna, e cammini per raggiungere la vetta che si innalza maestosa di fronte a te? Ecco, capita spesso che, ad un certo punto, dopo un lungo camminare fra venti freddi ed improvvise schiarite, e dopo qualche scivolone con cui ti sei sbucciato un ginocchio, eccola lì che vedi la vetta improvvisamente vicina, molto vicina. Ti sembra quasi che potresti allungare la mano e toccarla.
Bene. A quel punto fai gli ultimi passi quasi di corsa, nonstante ti facciamo male le gambe ed il fiato sia corto per tutte le sigarette che ti fumi. Arrivi in cima e cosa trovi? Trovi davanti a te un bel discesone e più in là un altro pezzo di montagna, ancora più alta, che non ti aspettavi. E capisci che la vetta non è affatto vicina e che dovrai faticare ancora molto per raggiungerla....
Ecco, le cose stanno più o meno così. Quello che ti voglio dire è che mi sembrava di aver dato un bel calcio nelle palle a questa cazzo di montagna. E invece ho solo preso a calci un bel sassone.
E adesso mi fa male il piede.
Jack. Ce l'hai un po' di voltaren gel?